Pernixdata FVP: accellerare con semplicità

Pernixdata FVP permette di accellerare gli I/O di qualsiasi VM ututilizzando schede flash (SSD o PCIe) presenti nelgli host ESXi. Il prodotto  è stato pensato per essere semplice e ridurre al minimo le possibilità di scelta:

Innanzi tutto possiamo scegliere se accellerare una VM o un DATASTORE.

Una VM viene accellerata nella sua interezza, non c’è necessità/possibiltà di scegliere uno specifico VMDK, è sicuramente MEGLIO accellerare tutti gli I/O generati da una VM piuttosto che un sottoinsieme di I/O.

Basta selezionare la VM e scegliere la policy di accellerazione: questa può essere write-through o write-back, con quest’ultima devo specificare il livello di ridondanza (numero di repliche) e nient’altro. Appunto MOLTO SEMPLICE.

 

Da qui in poi, tutti gli I/O generati dalla VM vengono accellerati. Non c’è necessità di spostare la VM in un datastore più performante, o altre attività complesse.

Accellerare un DATASTORE permette di creare una policy d’accellerazione per quel datastore, seguendo la stessa metodologia usata per le singole VM: selezionare ADD DATASTORE nel flash cluster, selezionate il datastore e scegliete la write policy desiderata, la policy verrà assegnata a tutte le VM presenti in quel datastore.Di nuovo MOLTO SEMPLICE.

Pernixdata FVP lo si installa semplicemente (è un VIB da importare con update manager), non richiede reboot degli host, dopo l’installazione basta aggiungere le VM (o I datastore ) al FLASH CLUSTER ed iniziare a beneficiare dell’aumento di performances.

Atlantis ILIO per VDI: pronti…partenza…

…VIA; il traguardo è visibile ma l’arrivarci potrebbe essere complicato.

Nella progettazione di un ambiente per la virtualizzazione dei desktop il corretto dimensionamento dello storage è un argomento tanto chiave quanto complicato e se lo storage è già presente e non idoneo i margini d’azione sono pochi.

Atlantis ILIO per VDI è una prodotto che può venire in aiuto e rendere realizzabili progetti che altrimenti dovrebbero essere abortiti. La proposta di Atlantis Computing prevede 2 soluzioni:

  • Atlantis ILIO Diskless VDI;
  • Atlantis ILIO Persistent VDI

Atlantis ILIO Diskless VDI è l’unica soluzione 100% software che permette di creare vDesktop senza la necessità di usare storage, sfruttando la RAM locale del server. L’uso della memoria e della tecnologia di ottimizzazione dello storage in-memory (Atlantis ILIO In-Memory Storage Optimization Technology) consente di ottenere postazioni virtuali economiche e con prestazioni superiori a quelle dei PC fisici. La RAM, in qualità di storage primario per i vDesktop, assicura che tutte le attività disco avvengano alla velocità della memoria eseguendo task come accensioni, logon, avvio di applicazioni in pochi secondi ed eliminano il traffico IO sugli apparati dello storage. Spostando l’attenzione dall’esperienza utente all’amministrazione, il personale proposto alla gestione potrà eseguire operazioni che coinvolgono centinaia di VM, come il deploy, refersh e recompose, senza dover attendere ore per il compimento del task.

Atlantis ILIO Persistent VDI, respetto al prodotto precedente, è la soluzione per gli utenti che desiderano disporre in un desktop persistente, che possa comunque avere notevoli prestazioni. Come per il pacchetto precedente la RAM può essere utilizzata per assorbire il carico di lavoro prima che questo tocchi lo storage primario, riducendo notevolmente (fino al 95%) la richiesta di IO da parte di un virtual desktop. Atlantis ILIO Persistent VDI può di fatto funzionare in 2 modalità:

  • In memory: la RAM del server viene usata come storage primario per garantire la massima esperienza utente, mentre una piccola parte di storage esterno persistente viene sfruttata per la protezione del dato e la sua disponibilità;
  • VDI Disk-Backed: rappresenta l’opzione migliore per le infrastrutture che dispongono già di storage che necessitano di uno strumento che possa ottimizzare l’ambiente. In questo scenario una parte della RAM viene usata in qualità di cache per assorbire tutte le richieste IO, mente lo storage persistente rimarrà lo storage primario.

In sintesi l’adozione Atlantis per ambienti VDI produce i seguenti benefici:

  • eccezionali prestazioni dei vDesktop;
  • drastica riduzione dei requisiti dello storage;
  • eliminazione dei rischi dovuti ai colli di bottiglia dello storage esistente;
  • possibilità di utilizzare qualsiasi tipo di storage (DAS, NAS, SAN) e sistema;
  • supporto multivendor: Citrix XenDesktop e VMware Horizon View con qualsiasi hypervisor (VMware, Microsoft e Citrix).

Per Maggiori informazioni è possibile consultare le seguenti pagine sul sito del produttore:

Horizon Daas Architecture

Il prodotto Horizon Daas, permette la fornitura di desktop windows (e linux) come servizio cloud.  In questo articolo approfondiamone l’architettura:

daas service grid

Come vedete nella grafica, l’ambiente è composto da macchine fisiche, appliances virtuali e reti.

MACCHINE FISICHE:

VIRTUAL DESKTOP HOSTS: macchine ESXi che ospitano le VM desktop (windows) di un singolo tenant.

SHARED DESKTOP HOSTS:  macchine ESXi che ospitano le VM (linux o windows 2008 Terminal server per RDSH) di diversi tenant.

NAS STORAGE: Storage utilizzato per ospitare le VM. E‘ richiesta una NAS NFS e non una SAN in quanto il prodotto daas può gestire direttamente gli hosts senza passare da vCenter, in questo caso si occupa direttamente della clonazione delle VM accedendo al file system del datastore voa NFS.

HORIZON  MANAGEMENT HOSTS:  alcune macchine ESXi cshe ospitano diverse copie delle Horizon Daas management virtual appliances .

APPLIANCES  VIRTUALI (Horizon DaaS Management Appliances) :

SERVICE PROVIDER APPLIANCE: è la prima appliance installata nel Data Center, è la console utilizzata dal Service Provider per amministrare l’intero ambiente  e, tra l’altro si occupa di fare il deploy delle altre appliances.

RESOURCE MANAGER APPLIANCE: si occupa di collezzionare ed astrarre le risorse fisiche e di metterle a disposizione die diversi tenants.

TENANT APPLIANCE: appliance amministrativa del Tenant, e connection broker del singolo tenant.

dRAM APPLIANCE: permette agli utenti che si trovano fuori dalla rete del tenant, di accedere ai virtual desktop senza dover utilizzare una VPN

Tutte le appliances sono macchine Linux, molto leggere, e con un DB propietario, hanno un meccanismo di alta affidabilità implicito.

SERVIZI DI RETE:

DNS, DHCP, NTP ed Active Directory  sono componenti fondamentali, e richieste, da Horizon Daas. Possono essere implementate internamente nella rete del Tenant o accessibili attraverso un’estensione (VPN/MPLS) della rete del Tenant verso il Data Center del Tenant stesso.

La rete deve supportare il VLAN TAgging ed il VRF per poter separare i diversi Tenant.

Le reti visibili nella grafica sono:

SERVICE PROVIDER NETWORKRete principale del service provider, mette in comunicazione le diverse service provider appliances e deve avere accesso alla MANAGEMENT NETWORK per poter gestire gli hosts e lo storage.

BACKBONE LINK LOCAL NETWORK: rete non rutabile, che connette le appliances die tenant con le appliances del service provider. E‘ gestita dal service provider.

TENANT NETWORK: trattasi di un VLAN separata da tutte le altre reti, viene gestita direttamente dal tenant, non è accessibile dal Service Provider.

VMware & Veeam: il bundle ideale l’on-premises SDDC

Systematika è promotrice di una iniziativa specifica VMware & Veeam pensata per le aziende che intendono gestire e proteggere la propria infrastruttura virtuale facendo leva sui principi del software defined data center.

Il bundle unisce in un’unica soluzione i prodotti:

  • VMware vSphere with Operations Management Standard Acceleration Kit, per 6 CPU/socket;
  • Veeam Backup & Replication, per 6 CPU/socket, per questo prodotto è possibile scegliere tra le edizioni Standard, Enterprise ed Enterprise plus.

Nei passaggi seguenti andremo a descrivere le caratteristiche dei 2 prodotti.

VMware vSphere with Operations Management è la fusione della tecnologia core di VMware in materia di virtualizzazione e la componente di gestione delle operazioni, vCenter Operations Manager, il software di analisi delle metriche raccolte dall’ambiente che, oltre a fornire una migliore interpretazione dei dati grazie ad un meccanismo di autoapprendimento dovuto alla continua collezione dei dati, permette di ottenere la lista delle VM sotto o sovradimensionate e visualizzare i trend dei consumi della propria infrastruttura anche con fine di comprendere quanto è possibile virtualizzare ancora.

Veeam Backup & Replication: è la soluzione pluripremiata per la protezione e la replica dei propri dati con un’ampia dotazione di funzionalità già a partire dall’edizione standard. Il bundle consente di scegliere tra l’edizione Standard o di passare ad una edizione superiore optando tra:

  • Enterprise che rispetto alla Standard aggiunge features quali: SureBackup e SureReplica, Veeam Explorer per MS-Exchange e SharePoint, interfaccia WEB ed il supporto nativo per il nastro;
  • Enterprise Plus che rispetto alla Enterprise aggiunge: supporto per i backup dalle snapshot dello storage, la WAN Acceleration e la delega per il restore dei file delle VM.

Il bundle in oggetto si riferisce a Veeam Backup & Replication versione 7, tuttavia l’acquisto comprende l’aggiornamento gratuito alla versione 8 quando verrà rilasciata.

Per maggiori informazioni è possibile consultare:

Battle Card Atlantis ILIO: La virtualizzazione dei desktop può diventare realtà

Atlantis ILIO è un prodotto che può facilitare l’adozione di una soluzione VDI, soprattutto quando lo storage disponibile non è stato progettato per questo tipo di carico di lavoro.

La Battle Card allegata a questo articolo è un valido strumento per definire quali sono le condizioni per la valutazione della tecnologia di Atlantis Computing, partendo dalla definizione del problema arrivando a capire come ILIO può aiutare a risolvere determinati problemi.

Battle Card Atlantis ILIO: La virtualizzazione dei desktop può diventare realtà

Nutanix: il fondamento del SDDC

Le tecnologie per il Software Defined Data Center pongono al centro dell’attenzione la miglior usabilità dell’infrastruttura consentendo il suo governo attraverso software sempre più evoluti che permettono di indirizzare temi complessi quali l’affidabilità, la scalabilità e la gestione delle operazioni; tuttavia tutto parte dall’hardware.

Nutanix si propone quale soluzione “software-driven platform” quale pilastro per il SDDC. Nutanix rappresenta la soluzione “Virtual Platform Computing” hyper convergente (ovvero potenza computazionale e storage) contenuta all’interno di uno chassis a 2 U, nel quale viene collocata una intelligenza (NOS) che è in grado di gestire sia l’aspetto prestazionale dell’IO sia la componente di scalabilità dello storage, caratteristiche servono a rendere l’impianto estremamente modulare quindi, considerate queste caratteristiche, la tecnologia è collocabile per progetti SDDC o per aree più “tradizionali” quali il VDI, la Business Continuity il Cloud Computing e Big-Data.

Nutanix è sicuramente uno dei brand di maggior richiamo in tema di hyper convergenza come testimonianza l’affluenza del primo “EMEA Partner summit” tenutosi in maggio e dal quale sono emersi importanti spunti di riflessione quali:

  • gli obiettivi: il vendor intende crescere e trasformarsi da operatore emergente a punto di riferimento per le tecnologie infrastrutturali nel datacenter;
  • la roadmap: esiste una precisa tabella di marcia che copre sia il breve che il lungo periodo, una prima evidenza di questa è l’annuncio della “Nutanix Software Editions” che permette agli utenti di scegliere quale edizione del NOS acquistare in base alle funzionalità desiderate;
  • casi di successo: anche se il brand è giovane esistono case history di rilievo sia in termine di ottimizzazione dell’infrastruttura che di processi;
  • la concorrenza: Nutanix si colloca oggi come sfidante all’interno di un contesto dove i player tradizionali rispondono con soluzioni legacy ma con l’appeal ed il peso che il loro nome si è costruito nel tempo, il produttore si presenta con ottimi strumenti per il confronto.

Sul tema della competizione Nutanix ha i propri strumenti per la fase di “objection handling” a partire dalla categorizzazione delle soluzioni concorrenti, così suddivise:

  • Legacy: le soluzione infrastrutturali consuete basate su server e storage che se da un lato rappresentano uno standard proposto da anni dall’altro portano con sé sfide quali in dimensionamento, la gestione delle operazioni e l’allargamento del perimetro di diagnosi in caso di troubleshooting;
  • Pre-Engineered Systems: soluzioni non molto differenti da quelle legacy, si presentano come sistemi “all-in-one” che di fatto sono un ridefinizione del paradigma classico affogato i un unico chassis (o armadio) con un software centralizzato che consente l’amministrazione;
  • Emerging Storage Only Vendor: ovvero le tecnologie che, per quanto all’avanguardia, indirizzano solo un tema dell’infrastruttura, quello dello storage. Spesso sono riferibili a hypevisor embedded specializzati sulla parte storage che lasciando scoperto la parte computazionale;
  • Hyper Converged: questo è il segmento dove si colloca Nutanix, area dove sono presenti pochi altri vendor.

Per maggiori informazioni è possibile consultare l’area “Evolution of the Datacenter” presente sul sito Nutanix.

VMware vSphere Data Protection Advanced (VDPA)

A partire dalla versione 5 di vSphere, VMware ha introdotto, dall’edizione Essentials Plus, il software di backup vSphere Data Protection (VDP). Si tratta della soluzione “appliance-based” per la protezione dei dati basata su EMC Avamar che si integrata con la vSphere Web Client. Oltre alla soluzione compresa nella suite, VMware ha nel proprio catalogo prodotti la versione Advanced che estende le caratteristiche di VDP sotto diversi profili:

  • scalabilità: la singola virtual appliance è in grado di proteggere fino a 200 VM, con la possibilità di ingrandire dinamicamente la capacità di protezione fino a 8 TB-,
  • maggior protezione: oltre alla protezione attraverso il backup full image agentless fornisce anche la protezione a livello applicativo per MS SQL, Exchange e SharePoint anche per server fisici;
  • replica dei backup: sistema efficiente per la replica criptata off-site del dato anche attraverso la WAN

La versione 5.5 del prodotto, inoltre, introduce le seguenti funzionalità:

  • integrazione con EMC Data Domain, usando VADP quale front-end;
  • flessibilità sulla schedulazione e per la retention: è possibile selezionare quale backup replicare definendo policy di retention e pianificazione indipendenti;
  • diversificazione delle tipologie di replica: uno-a-uno, uno-a-molti, molti-a-uno;
  • disponibilità di molteplici target per la replica: VDPA può replicare su un altro VDPA appliance, EMC Data Domain e EMC Avamar;
  • verifica automatica dei backup: grazie al restore automatico in ambiente isolato;
  • agenti per MS SharePoint: garanzia della consistenza applicativa;
  • agenti per MS Exchange: per il restore a livello delle singole mailbox di Exchange;
  • supporto per server fisici: utilizzo degli agenti per le applicazioni supportate anche su server fisici;
  • restore granulare dei virtual disk (VMDK) e File Based Restore;
  • restore di emergenza: “direct-to-host” in caso di indisponibilità di vCenter;

vSphere Data Protection Advanced può essere acquistato come licenza per CPU oppure in bundle con “VMware vSphere with Operations Management acceleration kits” nelle edizioni Enterprise ed Enterprise Plus.

Attualmente VADP non è in grado di proteggere ambienti basati su vCloud Director e Horizon View.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina su sito del produttore.

vCenter Server Heartbeat – End of Availability

VMware ha annunciato la fine della disponibilità di vCenter Server Heartbeat a partire dal 2 giugno. Il prodotto arrivato alla versione 6.6 quale supporto a vSphere 5.5, rappresentava l’unica soluzione, supportata da VMware, per la protezione di VMware vCenter Server quale applicazione Windows in ambiente fisico o in ambiente virtuale, in questo caso come alternativa a vSphere HA.

VMware avrebbe deciso di provvedere alla protezione di vCenter Server attraverso una propria alternativa soluzione che al momento non è ancora disponibile, tuttavia la best practices del vendor in materia di alta affidabilità del vCenter passa dalla sua installazione quale VM collocato in un cluster in cui vSphere HA sia stato configurato, meglio ancora se si dispone di un Cluster di management ovvero un pool di host ESXi dedicato ad ospitale le virtual machine per la gestione della propria infrastruttura. Senza dimenticare che oltre all’alta affidabilità, vCenter Server dovrà essere sottoposto a backup periodici.

Ovviamente la manutenzione al prodotto continuerà secondo le policy di VMware in materia di ciclo di vita dei prodotti (VMware Life Cycle policy), fino al 19 settembre 2018.

Per maggiori dettagli è possibile consultare l’annuncio sul sito VMware.

VMware Virtual SAN: la soluzione Software Defined Storage dal leader nella virtualizzazione.

Virtual SAN è la soluzione progettata per fornire spazio, prestazioni ed affidabilità alle VM in esecuzione in un cluster vSphere 5.5, il prodotto viene venduto separatamente da vSphere 5.5 con un suo set specifico di licenze. Ampiamente annunciato nel 2013 e disponibile quale technology preview, VMware ha da qualche tempo rilasciato ufficialmente Virtual SAN, la soluzione software per la gestione dello storage che si colloca perfettamente nel paniere di soluzione del vendor concepite per il Software Defined Data Center/Software Defined Enterprise.

Virtual SAN rappresenta anche la fine di vSphere Storage Appliance (dal 1° Aprile), il primo prodotto VMware nello spazio Software Defined Storage, ma che ne condivide poche caratteristiche; di fatti Virtual SAN:

  • è una piattaforma completamente integrata in vSphere, non una virtual appliance in esecuzione sull’hypervisor;
  • presenta lo storage come datastore a blocchi (VMFS-L) e non come NFS;
  • necessita almeno di 3 host, con almeno 1 disco SSD su ognuno degli stessi, per la sua costituzione ma può scalare fino a 32

VMware Virtual SAN, attraverso vCenter, aggrega i dischi localmente disponibili sull’host ESXi facenti parte di un cluster, per creare uno storage condiviso, distribuito tra gli host stessi. Il datastore ottenuto da un lato usa i dischi SSD per accomodare le esigenze di performance, dall’altro i dischi rotativi per la componente capacitiva e di persistenza del dato. Una ulteriore e non trascurabile caratteristica è che VSAN è un “object store storage” ovvero la sua logica non è basata sui dischi ma sugli oggetti che vi risiedono, parlando quindi di affidabilità, ad esempio, in caso di guasto di un disco il sistema si preoccupa di ripristinare quello che era contenuto attingendo dalle copie degli oggetti salvati altrove.

Come anticipato Virtual SAN è un datastore condiviso, ma è anche il primo prodotto di VMware che introduce il concetto di Virtual Volumes (VVOL) ovvero la capacità dell’hypervisor di interagire direttamente sullo storage grazie ad un framework chiamato vSphere Storage Policy Based Management (SPBM). SPBM permette di creare storage-policy in base alle specifiche richieste di una applicazione o di una VM tenendo conti di fattori come le prestazioni, la capacità richiesta ed il grado di affidabilità.

Tornando a parlare di Virtual SAN, durante la creazione delle VM sarà possibile scegliere la policy più adeguata (tra quelle create) per il workload che verrà ospitato nella VM stessa istruendo di conseguenza il comportamento dello storage; infatti Virtual SAN automaticamente ribilancierà è replicherà i dati sullo storage fisico per allinearsi alla policy selezionata.

Virtual SAN gode di altre caratteristiche quali:

  • scalabilità granulare: la capacità del datastore può essere incrementata facilmente ed in modo non distruttivo sia aggiungendo dischi agli host già configurati sia aggiungendo nuovi host al cluster; per quanto riguarda l’aspetto prestazionale è possibile intervenire aggiungendo più flash drive a caldo sugli host esistenti senza interrompere il servizio;
  • indipendenza dall’hardware: Virtual SAN pur avendo una propria HCL è una soluzione che può essere installata sull’hardware prodotto da tutti i maggiori produttori di hardware;
  • interoperatività con le funzionalità di VMware: Virtual SAN è completamente integrata con le funzionalità core di vSphere come HA, DRS e vMotion, oltre a supportare le snapshot, vSphere Data Protection, vSphere Replication. A livello di prodotto, Virtual SAN è compatibile con VMware Site Recovery Manager, vCloud Automation Center e VMware View.

Per maggiori dettagli è possibile consultare la pagina del prodotto sul sito del vendor.

UNIDESK: VDI senza compromessi

Unidesk è un prodotto pensato per l’ottimizzazione dei desktop in ambiente virtuale che supporta sia Citrix XenDesktop che VMware Horizon View. Unidesk si propone come la soluzione per la distribuzione dei desktop persistenti, quindi personalizzabili per utente, con una esperienza “PC-Like” ed una minore complessità, ma con tutti i vantaggi gestionali dei desktop non-persistenti.

Il fondamento del software è quello di la “layerizzare” una VM “sorgente” al fine di ottenere una libreria una serie di blocchi, ovvero OS ed applicazioni, che possono essere assemblati e distribuiti dal proprio ambiente VDI.

Unidesk ha creato il proprio software partendo dagli obiettivi fondamentali degli ambienti VDI:

  • snellire i processi per la gestione dei desktop partendo dal dimensionamento della VM, passando provisioning del sistema operativo, quindi alla distribuzione delle applicazioni ed infine i dati dell’utente;
  • semplificare tutte le operazioni successive quali il mantenimento e l’aggiornamento dei singoli vDesktop;
  • contenere i costi, soprattutto quelli legati allo storage sia a livello di capacità che di prestazione richiesta, mantenendo alta l’esperienza utente.

Le soluzioni proposte dai vendor più noti che operano nello spazio VDI passano attraverso la progettazione di desktop “Linked Clones” derivati da una singola immagine. Purtroppo la realtà è costituita da scenari molto diversi che da batterie di migliaia di utenti che fanno le stesse operazioni , rendendo i desktop linked poco applicabili o se percorribili poco gestibili nel tempo. L’alternativa è di creare più immagini di vDesktop personalizzati adatti a piccoli piccoli gruppi di utenti con conseguente incrementano del numero di immagini da gestire e vanificando i vantaggi che un infrastruttura VDI dovrebbe portare.

Nel caso si stia valutando l’adozione di una soluzione VDI, testare Unidesk è un una opzione da prendere in considerazione soprattutto considerata la semplicità del prodotto in tutte le sue fasi:

  • l’installazione: avviene attraverso la distribuzione, su hypervisor VMware, di virtual appliance su che provvedono alla gestione dell’ambiente (quindi alla creazione dei layer) ed all’archiviazione di questi ultimi in uno o più repository;
  • il sistema operativo della VM: indicando nell’interfaccia di gestione (GUI) una VM nella quale è stato installato il sistemata operativo, si ottiene la Gold Image, immagine che non prevede le applicazioni in quanto il software le tratta in layer separati. Da questo stato della VM e del suo OS sarà possibile gestire con gli aggiornamenti, il controllo delle versioni e eventuali rollback;
  • le applicazioni: da una semplice operazione nella GUI che agirà sulla VM, sarà possibile installare singolarmente le applicazioni. Tutta la fase di setup verrà registrata e darà “vita” ad un layer (un vDisk) che rappresenta completamente l’applicazione. Questa tecnica permette di scavalcare i limiti dei prodotti per la virtualizzazione delle applicazioni semplificando anche il ciclo di vita nella gestione delle applicazioni stesse.;
  • Persona management: Unidesk è l’unica soluzione che permette di avere desktop persistenti con un basso impatto sullo storage. Evitando l’uso dei roaming profile (spesso necessari per gli ambienti linked clones) si elimina una complessità, si riducono i consumi di IOPS nello storage quando l’utente accede ad un nuovo desktop, preferendo la strada del “Follow-me desktop”, senza dimenticare che questa scelta consente agli utenti di installarsi in autonomia (se autorizzati) delle applicazioni “personali” quali toolbar, plug-in

Oltre a quanto citato un benefizio non trascurabile è nella gestione dello storage; se da un lato la creazione in layer permette un risparmio durante il deployment che Unidesk stima nel 70%, dall’altro il prodotto permette di gestire separatamente le diverse caratteristiche prestazionali dello storage presente in azienda dando la possibilità di abbinare determinati tier a specifici layer, esempio per il boot, per le applicazioni e i dati utente.

In estrema sintesi il punto di forza più evidente di Unidesk è la capacità di creare un desktop persistente grazie alla modulazione dei layer creati, come aggregazione di più vDisk. Il prodotto si licenzia in base al numero di desktop gestiti.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del produttore.