vSphere Storage Protocol Comparision

Spesso, durante i corsi VMware vSphere: Install, Configure, Manage che regolarmente tengo (il calendario lo potete trovare qui o qui), mi trovo a discutere con i partecipanti circa il miglior tipo di storage da utilizzare in un ambiente vSphere 5: chiaramente giungiamo sempre alla conclusione che non esiste lo storage ideale per ogni situazione, nella scelta bisogna tener conto di molti fattori: l’infrastruttura fisica presente in azienda, i costi, le features necessarie, le performances richieste ecc. ecc.

Da pochi giorni, nel TECHINCAL RESOURCE CENTER del sito vmware è apparso un documento intitolato STORAGE PROTOCOL COMPARISON, questa mattina l’ho letto in maniera approfondita e trovo che sia un ottimo strumento didattico per confrontare i diversi tipi di protocollo per poi operare una scelta in termini di tipologia di storage. Il documento è strutturato sotto forma di tabella e mette in confronto i 4 protocolli supportati in un ambiente vSphere 5 (ISCSI, NFS, FIBRE CHANNEL, FCOE), è stato redatto da Cormac Hogan (senior technical marketing manager with the Cloud Infrastructure Product Marketing group at VMware) il cui blog è ricco di informazioni utili relative allo storage, dategli un’occhiata vi sarà sicuramente utile.

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Spegnere una VM attraverso la CLI

Lo spegnimento di una VM è un’attività abbastanza ordinaria che spesso viene eseguita direttamente dalla GUI del vSphere Client. In alcune condizioni è possibile che il comando di spegnimento lasci la VM in uno stato “ambiguo” nel quale non è concessa nessuna azione legata allo stato di power.

In questo articolo vengono analizzati 4 metodi per spegnere una VM con la linea di comando via ssh. Prima di procedere è necessario abilitare SSH sull’host ESXi attraverso la DCUI (Direct Console User Interface).

Uso del comando ESXCLI

  • Lanciare il comando “esxcli vm process list” per ottenere la lista delle VM che sono in esecuzione sull’host, magari aiutandosi con il comando grep per filtrare l’elenco indicando il nome della VM
  • Individuata la VM da spegnere eseguire il comando “esxcli vm process kill –type=hard –world-id=<World_ID>” ID trovato dal comando precedente

L’opzione –type  (oppure –t) ha le seguenti opzioni: hard, soft, force

Per maggiori informazioni sul comando è possibile accedere alla pagina d’aiuto del comando.

Uso del comando vim-cmd

  • Ottenere la lista delle VM accese sul server ESX lanciando il comando “vim-cmd vmsvc/getallvm”, anche in questo caso è possibile introdurre un filtro utilizzando grep
  • Dalla lista mostrata è necessario appuntarsi il Vmid della macchina che si desidera spegnere, lanciando il comando “vim-cmd vmsvc/power.off <Vmid>

È possibile anche indagare sullo stato di power della macchina utilizzando il comando “vim-cmd vmsvc/power.getstate” oppure fare lo shutdown con il comando “vim-cmd vmsvc/power.shutdown”.

Uso del comando kill

L’uso del comando kill è sconsigliato in quanto si corre il rischio di chiudere un processo non appartenete alla VM.

  • Tutto inizia con l’esecuzione del comando “ps –u |grep <nome-vm>”, che rende la lista dei processi inerenti alla VM. La lista mostra l’ID del processo ed il Parent ID. L’esecuzione di un ulteriore comando si Process Status (ps) filtrato sul PID è fatto per maggiore sicurezza.
  • Accertati del PID di procede con il comando “kill <PID>

Uso di esxtop

  • Come per il comando kill anche l’uso di esxtop per killare un processo è potenzialmente pericoloso. Lanciare “esxtop” e premere “f” per aggiungere il campo LWID (Leader World Id World Group Id) corrispondente alla lettera c. Individuata la VM da spegnere è necessario appuntarsi il codice LWID, premere la lettera k (kill) e immettere LWID.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 1014165

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VMware Studio 2.6: cos’è e a cosa serve

VMware Studio è un virtual appliance che permette agli sviluppatori di trasformare le proprie applicazioni Linux o Windows in Virtual Machine facilmente distribuibili come virtual appliance rendendo quindi molto semplice il processo di test e “consumo” del proprio software ai possibili utilizzatori.

Il software gestisce la creazione, la configurazione e la personalizzazione delle vApp per il loro deployment in ambienti VMware vSphere, o vCloud Director. Con VMware Studio è possibile pacchettizzare la propria applicazione nel formato OVF (Open Virtualization Format), che rende migliore l’esperienza nell’uso dell’applicazione sviluppata in quanto il formato garantisce una facile via per la distribuzione grazie alla maggiore portabilità, indipendenza con l’integrazione di elementi quali la verifica dell’origine del pacchetto, la versione corrente, le delle firme digitali e i termini di licenza imposti dal produttore.

VMware Studio dispone di una interfaccia WEB che permette il controllo di un completo sistema di compilazione, semplificando lo sviluppo di Virtual Appliance e vApps (applicazioni composte da più Virtual Appliance). VMware Studio viene fornito con un plug-in per Eclipse quale integrazione con il proprio ambiente di sviluppo per la programmazione, così come il packaging, di tutte le componenti. Oltre alla interfaccia utente Web, il pacchetto dispone di una CLI per assistere lo sviluppatore nei processi di build automatizzati.

L’8 di marzo è stato rilasciato VMware Studio 2.6, che offre nuove funzionalità quali:

  • supporto per vCenter Server 5.0 and ESXi 5.0;
  • profili precostutuiti (built-in) per vFabric Application Director, con la possibilità di scegliere tra RHEL, CentOS, SLES, e Ubuntu;
  • minuature: quando si costruite un virtual appliance su vSphere utilizzando la web UI, una piccola immagine della console di provisioning appare nella dialog box, è possibili premere sulla miniatura per allargare la finestra ed osservare il processo di build;
  • le VM generate da VMware Studio 2.6 ora utilizzano la release ufficiale delle VMware Tools presenti nella piattaforma utilizzata durante il deployment. Dal vSphere client è possibile determinare l’allineamento delle versioni delle VMware Tools: “Running  (Current)” al posto di “3rd-party/independent”;
  • se una VM creata con VMware Studio 2.6 si avvia senza aver la rete, non è più possibile impostare i parametri del networking senza effettuare il log-in al virtual appliance (nella canonica console blue/grigia);
  • per incrementare la sicurezza sono state aggiornate le componenti interne quali: sfcb, openssl, e lighttpd;
  • il supporto per il formato OVF è stato migliorato consentendo di scegliere tra più opzioni di deployment, l’aggiunta dell’attributo password e la creazione di OVF senza le proprietà di rete;
  • il componente interno ovftool è stato aggiornato, VMware Studio 2.6 supporta l’upload di file OVF nel vCloud Director;
  • le componenti VAMI, come la Web console UI, ora utilizzano un catalogo di messaggi quindi i Virtual Appliance costruiti con VMware Studio potranno essere localizzati, nonostante VMware Studio non sia localizzato.

Prerequiditi per il deploymenti di VMware Studio 2.6:

  • VMware ESX/ESXi 5.0, 4.1, 4.0, o 3.5 attraverso vCenter Server 5.0, 4.1, o 4.0
  • VMware ESX/ESXi 3.5 con VMware VirtualCenter 2.5
  • VMware ESX/ESXi 5.0, 4.1, 4.0, o 3.5
  • VMware Workstation 7.1, 7.0.1, or 6.5.2
  • VMware Cloud Director 1.0

Piattaforme supportate per il deployment dei Virtual Appliance creati con VMware Studio 2.6:

  • VMware vCenter Server 5.0, 4.1, e 4.0
  • VMware VirtualCenter 2.5
  • VMware ESXi 5.0
  • VMware ESX/ESXi 4.1, 4.0, e 3.5
  • VMware Workstation 8.0, 7.1, 7.0, and 6.5
  • VMware Player 4.0, 3.1, 3.0, and 2.5
  • VMware Cloud Director 1.0

Il prodotto è concepito per essere utilizzato dalle software house (ISV), sviluppatori, professionisti IT. VMware ovviamente usa il prodotto per i suoi appliance virtuali.

VMware Studio disponibile gratuitamente, per maggiori informazioni è possibile consultare:

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I/O Analyzer: un flings per la misurazione dello storage I/O

In dicembre dai fling dei VMware Labs è stato rilasciato “I/O Analyzer”, un virtual appliance per la misurazione delle performance dello storage. Recentemente è stata rilasciata la versione 1.1 che aggiunge ulteriori funzionalità.
Il tool I/O Analyzer è un virtual appliance che fornice un approccio semplice e standardizzato per l’analisi delle performance dello storage per gli ambienti virtualizzati con VMware vSphere. I/O Analyzer è pensato per creare in modo strutturato diverse varietà di carichi di lavoro (I/O workload) sui sistemi, con la possibilità di concedere agli utenti di ripetere il tracciato I/O catturato altrove. Il software colleziona i dati di performance generati dai vari stress lanciati e fornisce una visione grafica dei risultati.
L’approccio di I/O Analyzer è molto semplice:

  • si configura un job nella User Interface, oppure se ne usa uno già presente;
  • il virtual Appliance esegue il task sul target e recupera i risultati;
  • i risultati vengono salvati nel DB e mostrati graficamente.

 

Funzionlità:

  • Framework integrato per il test delle performance dello strorage
  • Strumento facilmente distribuibile grazie al formato virtual appliance
  • Configurazione molto semplice ed esecuzione di I/O test su uno o più host
  • Risultati delle performance sia a livello di host che di guest
  • Possibilità di ripetere un tracciato (I/O trace) quale addizionale carico di lavoro
  • Possibilità di caricare I/O traces per l’estrazione automatica delle metriche
  • Visualizzazione grafica delle metriche e delle performance

Anche i requisiti di sistema sono minimi:

  • ESX 4.0 o superiore
  • 350 MB di spazio disco
  • 1 vCPU , 512 MB di memory per la VM
  • Browser Internet

Lo strumento è rilasciato nella forma “Technology Preview Software”, gli autori gradirebbero ricevere qualsiasi commento/critica o suggerimento nell’area community dedicata.

Per scaricare il virtual appliance è sufficiente andare a questo indirizzo ed accettare i termini di licenza.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare:

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Nuova toolbar per la VMware Partner Network

Nel portale per i partner VMware, trovare rapidamente le informazioni di cui si ha bisogno non è cosa facile soprattutto vista la mole di informazioni che quotidianamente popolano il VMware Partner Central; comunque il reperimento facile delle informazioni è assolutamente cruciale per agevolare le relazioni commerciali, e non, fra aziende.

Allo scopo di rendere più fruibili i contenuti del Partner Central, VMware ha recentemente rilasciato la VMware Partner Network toolbar, una comoda utility disponibile per il proprio browser, che permette agevolmente di accedere alle aree del portale quali quelle per la vendita o l’inserimento della deal registration, il materiale scaricabile, marketing e tecniche, contatti per il supporto.

In dettaglio, una volta scaricata la toolbar si avrà accesso a:

  • strumenti di vendita, marketing e tecnici quali TCO Calculator, Prospecting Day, Customer Success Story, SnS T&C presenti sia sul sito VMware.com che dal Partner Central;
  • accesso ai numeri telefonici per il supporto di vendita marketing, suddiviso per area geografica. Accesso alle aree Distribution, Partner Support Center, Partner Marketing Bureau in base al proprio account;
  • accesso rapido alle pagine principali del portale per lo svolgimento delle azioni quotidiane: Opportunity Registration, Promotions, Renewals Portal;
  • lista dei principali feed di twitter relativi a VMware e il VMware Partner Network

La toolbar è disponibile in 7 lingue ed i link vengono aggiornati dal global VMware Partner Team, è uno strumento destinato ai partner VMware ed è necessario disporre in un account nel VMware Partner Central per sfruttarne le potenzialità.

Utilizzare questo link per scaricare la Toolbar.

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vSphere 5 e MAC Address arbitrari

Per ogni NIC creata nella macchina virtuale vSphere, ed in generale tutti i prodotti VMware, assegna un MAC address univoco. Per la costruzione del MAC, si una un prefisso di 3 byte chiamato OUI (Organizationally Unique Identifier). vSphere usa “00:50:56” mentre su ESX/ESXi è possibile trovare “00:0C:29”.

L’univocità del MAC Address è garantita fintanto che la creazione dell’indirizzo avviene in modalità automatica ovvero si lascia agli algoritmi di VMware l’onere del calcolo, se invece si opta per l’assegnazione manuale è compito dell’utente evitare duplicati.

Come riportato nella manualistica, VMware non supporta MAC arbitrari, quindi nella costruzione dell’indirizzo si potrà utilizzare il range 00:50:56:3F:xx:yy – 00:50:56:FF:xx:yy (xx e yy hanno a loro volta un range HEX 00-FF)

In vSphere 4.x l’assegnazione di un indirizzo non appartenente all’intervallo appena citato comporta un errore.

In vSphere 5, invece, sembra che l’inserimento di un MAC Address fuori dal range venga tollerato, da verificare se questa “funzionalità” è in grado di risolvere problemi legati a software licenziati usando MAC fisici.

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vCenter 5.0u1: rafforzamento sul limite della vRAM

Nell’articolo “Disponibile VMware vCenter Server 5.0 Update 1” si era discusso del rafforzamento sul limite della VRAM utilizzabile nelle edizioni Essential ed Essential Plus.

Lavorando quasi sempre con le licenze Evaluation e successivamente quelle Enterprise, se non Enterprise Plus, c’è voluto un po’ di tempo per testare quanto scritto. Messo in piedi l’ambiente costituito da 2 Server ESXi, un vCenter virtuale e 3 VM “monster” da 96 GB di VRAM cadauna, le prove eseguite che confermano il diverso comportamento nelle 2 edizioni.

Il primo set di immagini riguarda un setup con vSphere 5.0 Build 469512.

Come si nota tutte le VM sono accese con un uso complessivo di 296 GB di VRAM (3 VM da 96 GB più 8 GB per vCenter), correttamente il report sull’uso delle licenze riporta un allarme per uso eccessivo di VRAM del 154%, dato dal rapporto tra la VRAM usata (296) e la VRAM licenziata (192).

Nel secondo test è stata utilizzato vSphere 5.0 Update 1 Build 623373.

In questo caso sono accese le VM:

  • vCenter 5.0u1 (4GB)
  • MonsterVM1 (96GB)
  • Totale 100 GB vRAM utilizzati

L’avvio della terza VM “MonsterVM2” da 96GB, fa scattare il meccanismo di enforcement della nuova versione settato a 192 GB VRAM.

Portando la memoria dalla “MonsterVM2″ a 90 GB l’accensione della VM, avviene con successo, di seguito le immagini con il dettaglio sul rapporto delle licenze.

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Disponibile VMware vCenter Server 5.0 Update 1

Insieme all’aggiornamento di ESXi, VMware ha rilasciato VMware vCenter Server 5.0 Update 1. L’aggiornamento riguarda solo la versione per Windows, l’update per il vCenter Virtual Appliance è previsto nel corso dell’anno.

Tra i miglioramenti offerti il supporto per la personalizzazione dei seguenti sistemi operativi:

  • Windows 8
  • Ubuntu 11.04, Ubuntu 11.10
  • Ubuntu 10.04 LTS, Ubuntu 10.10
  • SUSE Linux Enterprise Server 11 SP2

Questa versione introduce un rafforzamento sul limite della vRAM utilizzabile per le versioni di vSphere Essential, in altre parole una volta raggiunto i 192 GB di vRAM, limite fissato dalla licenza, tutte le ulteriori operazioni destinate a superate tale limite, come l’accessione di nuove VM,  vengono bloccate. Questo rafforzamento si applica solo alle versioni Essential e non alle licenze scalabili.

Un’ulteriore limitazione sulle edizioni di vSphere Essential riguarda l’edizione di vCenter utilizzabile per gestione. L’unica versione di vCenter consentita è la “vCenter Essentials”, le versioni vCenter Standard e Foundation sono escluse, al momento si tratta di un limite a livello di accordo di licenza (EULA), ma non esiste una forzatura nel software. Viene fatta eccezione dell’edizione “Essentials for ROBO”.

In merito alla funzionalità “Linked Mode”, l’aggiornamento consente il link tra gruppi di vCenter 5.0 e 5.0u1, va detto che con vSphere 5 non erano supportati ambienti linked mode con versioni 5.0 e versioni precedenti.

Tra le problematiche risolte:

  • in vCenter Server 5.0 la funzionalità “Automatic virtual machine startup and shutdown” per spegnere ed accendere automaticamente le VM, dovrebbe essere disabilitata in presenza di un cluster vSphere HA, in quanto non supportata; in vSphere 5.0u1 l’opzione per la riabilitazione di tale funzionalità viene disabilitata quando l’host partecipa al cluster HA.
  • il cambiamento del nome della cartella nell’inventario “VMs and Templates”, potrebbe causare il cambiamento del nome di una VM, in presenza di un cluster HA/DRS con un gran numero di utenti connessi;
  • il deploy di una VM da un template in un cluster HA/DRS, configurato con l’opzione “Specify Failover Hosts” fallisce quando si specifica l’host di failover per il deploy e si desidera l’accensione automatica al termine dell’operazione.

L’aggiornamento a vCenter 5.0u1 può essere eseguito sopra una precedente versione 5.0, in particolare l’ultima versione utilizza Microsoft SQL Server 2008 R2 SP1 Express database quale DB embedded. Aggiornando una versione 5.0 con DB embedded (Microsoft SQL Server 2008 R2 Express), anche il database verrà aggiornato.

Prima di procedere con l’aggiornamento è consigliabile consultare la matrice di compatibilità in materia di interoperabilità, per verificare il supporto di tutti gli add-on all’ambiente quali VMware View.

Per una lista completa delle funzionalità aggiornate, dei problemi risolti e delle issue note è possibile leggere le note del rilascio sul sito del produttore.

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Rilasciato ESXi 5.0 Update 1

Il 15 marzo VMware ha rilasciato ESXi 5.0 Update 1. In primo luogo le novità di questo update, partono dal supporto per:

  • le nuove generazioni di processori AMD ed Intel;
  • nuovi sistemi operativi guest installabili, Mac OS X Server Lion 10.7.2 e 10.7.3;
  • nuovi device driver per lo storage quali i Native Storage Drivers per il chipset serie Intel C600 e l’aggiornamento del driver per LSI MegaRAID  alla versione 5.34

Simultaneamente  a questo aggiornamento è stata rivista anche le matrice di interoperabilità delle componenti di vSphere (VMware Product Interoperability Matrix).

Tra le nuove funzionalità, vSphere 5.0 Update 1 introduce il supporto per l’accesso allo storage NFS attraverso routing L3, salvo rispettare determinate condizioni:

  • utilizzo nel router del protocollo Cisco HSRP (Hot Standby Router Protocol)
  • utilizzo del QoS (Quality of Service) per dare priorità al traffico NFS nelle reti con banda limitata oppure in reti dove di sono manifestati casi di congestionamento;
  • ricorrere alle best practices del proprio storage vendor in materia di NFS che necessitano di IP routing;
  • disabilitare il Network I/O Resource Management (NetIORM);
  • in caso d’impiego di sistemi HP non usare Flex-10

Oltre alle precedenti prescrizioni ci sono ulteriori restrizioni, è necessario quindi verificare che nell’ambiente:

  • non sia in uso VMware Site Recovery Manager (SRM);
  • venga usato solo il protocollo NFS, quindi non vengono usati altri protocolli come FCoE sugli stessi apparati fisici di rete (probabilmente la stessa limitazione si applica ad iSCSI);
  • non venga utilizzato IPv6;
  • il traffico NFS venga ruotato nella LAN, la funzionalità non è supportata in WAN;
  • non siano impiegati i Distributed Virtual Switch (DVS);
  • non venga utilizzato il VRRP (Virtual Router Redundancy Protocol)

Sempre nel campo dello la nuova release mette a disposizione un nuovo driver SATP (Storage Array Type Plugin) per gli array LSI con il supporto ALUA cambiando dal VMW_SATP_LSI al VMW_SATP_ALUA

VMware ESXi 5.0 Update 1 contiene anche l’ultima versione delle VMware Tools, una suite di utlity per le machine virtuali concepite per migliorare le performance dei sistemi operativi guest.

Nel lungo elenco dei problemi risolti troviamo:

  • personalizzazione di VM con Windows 2008, durante la clonazione a caldo, nella precedente versione questo causava il continuo riavvio della VM;
  • BSOD con VM con MS-Windows 8 dopo l’installazione del driver WDDM

Per quanto riguarda l’aggiornamento alla nuova release del prodotto è possibile procedere in diversi modi:

  • attraverso l’update manager;
  • attraverso l’installazione interattiva direttamente sull’host con il CD-ROM (questa via è consigliata solo per ambienti di piccole dimensioni);
  • attraverso installazione scriptata;
  • con ESXCLI, ovvero installando l’aggiornamento applicando le patch via command-line. Questo metodo non è valido se si sta aggiornando da ESX/ESXi 4.x

Per maggiori informazioni e per una lista completa delle versioni di VMware ESX/ESXi supportati per l’aggiornamento, è possibile consultare la pagina relativa al rilascio del prodotto.

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Modificare il file VMX per cambiare l’ordine di boot di una VM

In alcune situazione è necessario intervenire sull’ordine di bootstrap di una VM, per fare questo è necessario operare nel bios della VM, oppure essere molto rapidi nel premere il pulsante ESC nelle prime fasi di avvio della VM.

Boot Options

Boot Options

In ESXi/ESX è anche possibile cambiare l’ordine di boot grazie all’uso delle opzioni avanzate inseribili nel file VMX (bios.bootOrder e bios.hddOrder), questi parametri sovrascrivono l’eventuale ordine di avvio precedentemente impostato nel bios della VM.

La sequenza di avvio di una VM può essere impostato su:

  • qualsiasi scheda di rete, impostando il valore ethernetX (dove X è in numero del device);
  • dai dischi della VM, usando il valore hdd (bios.bootOrder = “hdd”). Se si desidera partire da questa periferica  è necessario definire anche il parametro bios.hddOrder e specificare il device (esempio scsi0:1 oppure ide1:0)
  • dalle periferiche removibili, usando i valori cdrom e floppy. Si desidera eseguire il boot da una di questa periferiche, e si dispongono di più device, la VM li prova in sequenza fino a trovarne uno dal quale iniziare l’avvio.

E’ inoltre possibile configurare una lista di device, separandoli con la virgola. Ad esempio

  • bios.bootOrder = “ethernet5,ethernet2,hdd,cdrom,floppy”
  • bios.hddOrder = “scsi2:2,scsi0:1,ide1:0″

Nei parametri è possibile scegliere tra tutte le NIC e tutti i dischi, facendo attenzione ai limiti: 5 schede di rete e 8 dischi. Nell’esempio la VM tenterà di avviarsi dalla scheda ethernet5, in caso di insuccesso passerà alla ethernet2, quindi passerà ai dischi (hdd) secondo l’ordine specificato nel parametro “bios.hddOrder”, poi ai CD-ROM ed infine ai floppy.

Le modiche al file VMX possono essere apportate dal vSphere client, editando le opzioni della VM.

Modifica parametri VMX

Modifica parametri VMX

Per maggiori informazioni è possibile consultare le KB 2011654

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